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	<title>Urbanistica Archivi - LIT-architects</title>
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	<description>Letteralmente architetti</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Feb 2024 15:25:04 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Scuola Livio Tempesta</title>
		<link>https://www.lit-architects.com/portfolio/scuola-primaria-livio-tempesta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LIT-architects]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 11:23:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’obiettivo del progetto è realizzare un edificio inclusivo, sicuro, accessibile ed esteticamente bello. Il principio compositivo adottato deriva dall’attenta valutazione degli elementi che definiscono il contesto e dai vincoli che ne derivano. Il lotto ha uno sviluppo prevalente sull’asse nord-sud e un’orografia molto complessa. La parte pianeggiante si trova alla quota assoluta 438 m s.l.m. ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’obiettivo del progetto è realizzare un edificio inclusivo, sicuro, accessibile ed esteticamente bello. Il principio compositivo adottato deriva dall’attenta valutazione degli elementi che definiscono il contesto e dai vincoli che ne derivano. Il lotto ha uno sviluppo prevalente sull’asse nord-sud e un’orografia molto complessa. La parte pianeggiante si trova alla quota assoluta 438 m s.l.m. ed è accessibile da via Roma Turci. A est si trova il muro controterra in calcestruzzo armato alto circa sei metri rispetto alla quota sopra riportata, mentre a nord si sviluppa il bosco di querce sul declivio che partendo dalla parte pianeggiante si ricollega all’ingresso su Via Roma.</p>
<p>A ovest il muro in pietra spesso circa 80 centimetri sostiene il terreno e definisce il limite della strada di Via Roma Turci. Nella parte pianeggiante il lotto ha una dimensione massima di 41 metri di larghezza per 82 di lunghezza. Nel rispetto delle norme tecniche di attuazione del PRG del Comune di Serino relativamente a distacchi dai confini, dagli edifici esistenti e dai confini stradali, il progetto trova le sue ragioni. L’impianto planimetrico segue per logica conseguenza uno sviluppo prevalente da nord a sud, adattandosi alla particolare geometria del lotto e assecondandola attraverso una disarticolazione del volume. Questo viene diviso in tre blocchi funzionali che si organizzano nella loro disposizione per consentire un uso di alcuni spazi dell’edificio in orario extra scolastico da parte dei cittadini della comunità di Serino. Questo ragionamento si traspone nella volontà progettuale di creare oltre alla nuova scuola primaria, anche il Centro Civico di Serino. La disarticolazione geometrica della composizione architettonica, oltre che nell’andamento planimetrico, si organizza anche nella sezione longitudinale dell’edificio, questa scelta permette, attraverso un attento studio delle quote altimetriche, di utilizzare la copertura della palestra come playground oltre che come affaccio panoramico sul paese e sul promontorio del parco dei monti Piacentini. La disposizione sul lotto dei nuclei funzionali avviene da nord a sud con la palestra (di tipo A1) che trova un accesso indipendente alla quota assoluta 433,6 m s.l.m. e che è collegata alla scuola attraverso un corpo scala e ascensore che risiede nel secondo blocco. All’interno di questo nucleo, ruotato rispetto al precedente, si trova l’unità didattica con le aule, i laboratori, l’area insegnati e di supporto ai bambini e i servizi. Ancora più a sud è localizzato il terzo nucleo che ospita al piano terreno, la mensa e i relativi servizi e al primo piano la biblioteca.</p>
<p>I due spazi vengono collegati verticalmente da una gradonata che ricopre il ruolo di agorà – auditorium. Quest’ultima porzione dell’edificio ruota nuovamente rispetto alla precedente e ha la stessa giacitura della palestra. I tre corpi sono tra loro collegati compositivamente attraverso degli spazi “cerniera” che assorbono le mutue rotazioni e svolgono la funzione di ingresso. Il primo come detto consente l’accesso alla palestra anche in orario extra-scolastico, il secondo invece rappresenta l’ingresso alla scuola posizionato in maniera baricentrica rispetto al nucleo didattico e quello della mensa-biblioteca.</p>
<p>Gruppo di lavoro:</p>
<p>Arch. Silvia Pinci</p>
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		<title>MI.CO. CityLife</title>
		<link>https://www.lit-architects.com/portfolio/mi-co-citylife/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LIT-architects]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 16:49:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un anno di lavori, la riqualificazione dell’area Mi-Co è stata completata e il nuovo fronte urbano dell’area fieristica &#8211; congressuale che si affaccia verso il CityLife è divenuto parte integrante della nuova città. Il progetto definitivo del nuovo spazio di Fondazione Fiera Milano è un’architettura dal linguaggio sobrio e rispettoso delle preesistenze, capace di ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un anno di lavori, la riqualificazione dell’area Mi-Co è stata completata e il nuovo fronte urbano dell’area fieristica &#8211; congressuale che si affaccia verso il CityLife è divenuto parte integrante della nuova città.</p>
<p>Il progetto definitivo del nuovo spazio di Fondazione Fiera Milano è un’architettura dal linguaggio sobrio e rispettoso delle preesistenze, capace di esaltare le caratteristiche dei materiali impiegati sino a farli divenire medium espressivi dell’architettura stessa.<br />
L’area di progetto ricade all’interno del quadrante nord-ovest della città nel quale il quartiere espositivo di Fiera Milano, insediato nei primi anni ’20 lungo i bastioni di Porta Venezia, si trasferì ben presto nell’allora piazza d’Armi, dove rimase per oltre ottant’anni. Per trovare adeguate risposte alle crescenti esigenze di spazi e strutture, negli anni ’90 furono realizzati i padiglioni del Portello, progettati da Mario Bellini. Con il trasferimento di gran parte delle attività nel nuovo polo di Fiera Milano Rho e la realizzazione del quartiere di CityLife, le strutture che costituivano il Quartiere storico di Fiera hanno subito nel corso degli ultimi anni modifiche importanti, con la demolizione dei Padiglioni non più utilizzati a scopi fieristici, che hanno lasciato spazio alle torri progettate da Arata Isozaki, Zaha Hadid e Daniel Libeskind.</p>
<p>Questa dinamica ha fatto sì che i fronti dei padiglioni, precedentemente racchiusi all’interno del recinto fieristico, si palesassero alla città. Il retro diventa quindi fronte e viene chiamato a confrontarsi con il nuovo insediamento di CityLife.</p>
<p>Il nuovo progetto ha accompagnato la realizzazione di un articolato sistema di facciate in parte opache, realizzate in corten, e in parte con una facciata vetrata che integra anche un sistema di illuminazione attiva, capace di rendere il prospetto una superficie multimediale che può variare nelle luci, nei colori, con informazioni e messaggi. La nuova facciata, unitamente alla riorganizzazione dei percorsi e degli spazi esterni ricopre un ruolo di primaria importanza nel disegnare il nuovo skyline sul fronte del parco e risulta essere una cerniera urbana tra le diverse “anime architettoniche” del nuovo quartiere.</p>
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		<title>Lotto C1 Tiburtina FS</title>
		<link>https://www.lit-architects.com/portfolio/lotto-c1-roma-tiburtina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LIT-architects]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 12:46:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto urbano per la realizzazione della nuova struttura ricettiva nel Lotto C1 adiacente alla Stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, si poggia sulla radicale trasformazione della viabilità e il conseguente ripensamento dei nodi di scambio intermodale presenti nella zona. Con la demolizione della tangenziale, viene liberato il sedime stradale che si trasformerà in un nuovo ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto urbano per la realizzazione della nuova struttura ricettiva nel Lotto C1 adiacente alla Stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, si poggia sulla radicale trasformazione della viabilità e il conseguente ripensamento dei nodi di scambio intermodale presenti nella zona. Con la demolizione della tangenziale, viene liberato il sedime stradale che si trasformerà in un nuovo spazio pubblico urbano che richiede una profonda e sostanziale riprogettazione di queste aree. La vision propone di ragione per dissonanza rispetto quanto sinora è percepito da chi abita questo brano della città di Roma. Quello che è da sempre considerato un elemento di separazione, che si presta ad usi inappropriati dello spazio, generando così, criticità e disagio con la sua demolizione verrà sostituito da uno sistema capace di ricollegare fisicamente le varie realtà che compongono questi luoghi. Si auspica la realizzazione di un boulevard, uno spazio attraversabile che nel suo sviluppo ospiterà attività commerciali di scala minuta ed edifici a servizio della comunità che rappresenteranno dei luoghi nei quali riconoscersi e nei quali socializzare. Il versante Nomentano sarà così posto in continuità con quello di piazza Bologna. La cerniera di questo sistema lineare sarà uno spazio verde, un parco urbano che troverà la sua collocazione davanti il fronte orientale della stazione Tiburtina, così da avvolgere, proteggere e riqualificare l’ex Stabilimento ittiogenico di Roma. La mobilità pedonale sarà accompagnata a quella del servizio di autotrasporto Comunale. Le linee degli autobus, che saranno potenziate, opereranno sinergicamente con quella del tram che si ipotizza possa essere sia passante che attestante così da realizzare uno scambio intermodale efficiente. Questo scenario prevede delle aree dedicate alla sosta privata temporanea (kiss’n’ride) e degli stalli per il servizio taxi. Questa previsione vuole quindi avere come obiettivo dichiarato quello di ottenere un sistema di mobilità capace di innescare un uso degli spazi adatto all’incontro, allo scambio e alla socializzazione degli abitanti e dei viaggiatori. La struttura ricettiva si costruisce su un volume di 7600 mq di superficie utile lorda (SUL) che si sviluppa su quattro blocchi edilizi alti 24,5 metri. Gli spazi si articolano ponendo nel basamento, che assolve al compito di rettificare il suolo esistente, le attività e gli spazi che possono essere affittati per implementare i profitti dell’albergo. Alla quota della città è posto l’ingresso principale che si può raggiungere dal lato della piazza ipogea e dal nuovo boulevard lato circonvallazione Nomentana. Questo è possibile, grazie l’articolazione degli spazi di percorso esterno che raccordano le varie quote esistenti e portano all’interno della corte attraversabile che in questo modo rafforza ancora di più il suo ruolo di “nodo urbano”. Il sistema delle stanze trova uno svuotamento al sesto piano e lascia spazio al ristorante panoramico, ad una palestra con annessa spa e ad un terrazzo coperto. Qui domina un percorso pensile che unisce i quattro corpi di fabbrica che costituiscono l’albergo. Gli ultimi due piani ospitano le junior suite e le suite che sono ulteriormente arricchite attraverso degli svuotamenti creati sulle coperture coì da ottenere dei patii interni privati. L’articolazione funzionale è chiaramente pensata per determinare una morfologia “aperta” che ruota attorno alla presenza della cisterna ma che allo stesso tempo si confronta con la città. Questa strategia media e interagisce con il contesto diventando in qualche modo la soluzione capace di mettere a sistema tutti i pezzi che compongono il puzzle urbano.</p>
<p>Gruppo di lavoro:<br />
Arch. Silvia Pinci<br />
Arch. Francesca Marino<br />
Arch. Lorenzo Procaccini<br />
Arch. Carmen Patanè<br />
Arch. Camilla Peraino</p>
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		<title>Centrale Foro Italico</title>
		<link>https://www.lit-architects.com/portfolio/centrale-foro-italico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LIT-architects]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 12:45:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’impianto del Foro Italico, tutelato e vincolato, prevedeva, sia nel progetto di Del Debbio che nell’espansione ipotizzata da Luigi Moretti, un’alternanza di volumi puri e spazi aperti con una preponderanza di questi ultimi in forma di aree verdi e grandi viali. Il Centrale come il “Pietrangeli”, era caratterizzato da una cavea ipogea realizzata tra il ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’impianto del Foro Italico, tutelato e vincolato, prevedeva, sia nel progetto di Del Debbio che nell’espansione ipotizzata da Luigi Moretti, un’alternanza di volumi puri e spazi aperti con una preponderanza di questi ultimi in forma di aree verdi e grandi viali. Il Centrale come il “Pietrangeli”, era caratterizzato da una cavea ipogea realizzata tra il piano di campagna e l’altezza del riempimento determinato dai nuovi argini e, pertanto, non ostacolando la percezione del paesaggio, era assimilabile ad una sistemazione superficiale. Gli edifici realizzati su disegno del Del Debbio, Costantini, Moretti ed anche Foschini sono caratterizzati, invece, da una forte presenza volumetrica e da geometrie rigorose. L’ammodernamento del Centrale in occasione dei Mondiali di Nuoto del 2009 e gli Internazionali di Tennis che ne hanno determinato la morfologia odierna, ha modificato in negativo l’impianto generale del Foro Italico introducendo un elemento estraneo alla logica dell’insieme. La struttura è stata finora accettata in quanto considerata, in via puramente teorica, come qualcosa di transeunte e smontabile.</p>
<p>Il progetto propone, oltre alla copertura, anche la trasformazione totale dell’immagine della struttura esistente rendendola più coerente con il contesto monumentale del Foro Italico. La nuova copertura sporge, sui lati est e ovest, della misura necessaria per raccordarsi con un paramento verticale che scende fino all’altezza degli infissi del primo piano, mentre, sui lati nord e sud, si prolunga fino a costruire due profondi loggiati. Il calpestio dei loggiati è a quota 6,5 metri raggiungibile sul lato sud con una gradonata che funge anche da spalto per il pubblico e, sul lato nord, con una lunga rampa pedonale. A circa metà della gradonata sud è possibile accedere alla quota 3,75 metri corrispondente al corsello principale di distribuzione della cavea. Nei due loggiati che danno accesso ai percorsi verticali sono previsti sul fronte sud dei pannelli decorativi a mosaico: un omaggio, in chiave contemporanea, ad una stagione artistica particolarissima che trova nel Foro Italico una significativa realizzazione; a nord verrà invece realizzata una media facade per la comunicazione digitale. La nuova immagine del “campo centrale” è quella di un edificio geometricamente rigoroso che alterna grandi superfici piene all’ordine gigante di cavità ombrose. Il riferimento alle architetture del razionalismo italiano è presente nei rapporti volumetrici, ma non nelle tecniche e nei materiali.</p>
<p>L’inviluppo volumetrico dell’impianto si pone l’obiettivo di ritrovare il difficile dialogo con le preesistenze senza rinunciare alla sua diversità. La “scatola” che contiene l’impianto è squadrata e perentoria ma le sue pareti, percettivamente pesanti, non toccano terra. I fronti Est ed Ovest presentano due paramenti murari dall’imposta di 6,50m fino alla copertura che celano il sistema strutturale di travature reticolari spaziali, il sistema di assorbimento acustico ed il passaggio impiantistico del sistema di raffrescamento e riscaldamento della cavea.</p>
<p>Gruppo di lavoro:</p>
<p>Prof. Arch. Stefano Cordeschi</p>
<p>FABERtechnica</p>
<p>E.D.IN. S.r.l.</p>
<p>Arch. Amir Golchay</p>
<p>Arch. Faty Javid</p>
<p>Arch. Agnese Nicastro</p>
<p>Arch. Camilla Peraino</p>
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		<item>
		<title>Scuola La Lucca</title>
		<link>https://www.lit-architects.com/portfolio/scuola-la-lucca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LIT-architects]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 12:41:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova scuola è una costruzione chiara e lineare. Il progetto tende a realizzare un edificio di qualità usando bene soluzioni semplici e realistiche. La disposizione dei volumi sul terreno vuole realizzare le migliori condizioni per una forte relazione tra interno ed esterno, considerata come fattore essenziale di qualità spaziale. Pochi materiali – intonaco, cemento, ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova scuola è una costruzione chiara e lineare. Il progetto tende a realizzare un edificio di qualità usando bene soluzioni semplici e realistiche. La disposizione dei volumi sul terreno vuole realizzare le migliori condizioni per una forte relazione tra interno ed esterno, considerata come fattore essenziale di qualità spaziale. Pochi materiali – intonaco, cemento, graniglie – e discreti giochi cromatici compongono rigorosamente superfici e volumi. Trasparenze interne e verso l’esterno danno profondità e vivacità agli ambienti. I dettagli – attacco a terra, imbotti degli infissi, parapetti, scossaline, sistemazioni esterne – saranno semplici e curati. Il riferimento generale è all’architettura razionale ed elegante di molti edifici di servizio diffusi in grandi e piccole città mitteleuropee. L’inserimento della nuova scuola va considerato da due punti di vista complementari: inserimento rispetto al contesto urbano e inserimento nel lotto. Rispetto al contesto, il nuovo edificio si pone in modo non dissimile dal fabbricato esistente. È in parte a due livelli fuori terra, in parte a uno; ha ingresso su via La Lucca, nel punto in cui il livello del terreno della scuola coincide con quello della strada, che si sviluppa in pendenza. Riguardo all’inserimento nel lotto – e in particolare in relazione alla palestra esistente che va mantenuta – il progetto ribalta la condizione insediativa attuale. Ora i corpi di fabbrica del complesso sono addossati al volume della palestra, lasciando libero solo un piazzale lungo la strada e angoli residuali intorno all’edificio frammentati e privi di qualità. È una disposizione che nega una positiva continuità tra ambienti interni e spazi all’aperto.  La morfologia dell’edificio di progetto realizza una condizione del tutto diversa.  Il nuovo volume si sviluppa lungo tre lati del perimetro del lotto per delimitare al centro un grande giardino, disegnato come un mosaico di spazi didattici.  Tutte le sezioni della primaria e lo spazio comune della scuola dell’infanzia affacciano sul giardino, mentre gli altri ambienti hanno proiezioni selettive verso l’esterno e il paesaggio.</p>
<p>Gruppo di lavoro:</p>
<p>CC91</p>
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		<item>
		<title>Piazza Cairoli</title>
		<link>https://www.lit-architects.com/portfolio/piazza-cairoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LIT-architects]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 12:12:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spazio oggetto della riqualificazione, è delimitato a Est da Via Menotti Garibaldi e da Parco Comunale di Villa Ginnetti, a Ovest dalla Zona a Traffico Limitato di Corso della Repubblica e dalla Chiesa di Santa Maria del Trivio. Sebbene in passato Piazza Cairoli, già “Piazza di Sopra”, rappresentasse uno dei principali luoghi di svolgimento ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spazio oggetto della riqualificazione, è delimitato a Est da Via Menotti Garibaldi e da Parco Comunale di Villa Ginnetti, a Ovest dalla Zona a Traffico Limitato di Corso della Repubblica e dalla Chiesa di Santa Maria del Trivio. Sebbene in passato Piazza Cairoli, già “Piazza di Sopra”, rappresentasse uno dei principali luoghi di svolgimento della vita pubblica, configurandosi come uno dei principali nuclei di aggregazione all’interno del centro storico di Velletri, la situazione odierna è ben diversa. Degli edifici che incorniciavano la piazza e che configuravano uno spazio con spiccate valenze architettoniche è stata cancellata ogni traccia nel corso della guerra e, soprattutto, del dopoguerra: gli edifici che compongono oggi la quinta perimetrale della piazza non hanno infatti particolari valori estetici e in alcun modo mantengono o rievocano la memoria di ciò che fu. Lo spazio è caratterizzato da una elevata presenza di veicoli che non lasciano spazio a tutti gli altri elementi che possano incentivare le relazioni e la socialità, i valori identitari e l’appartenenza al luogo. La rinuncia alla configurazione degli accessi e degli spazi, l’assenza di elementi di arredo caratterizzanti, la mancanza di una segnaletica informativa e orientativa efficace sono solo alcune delle criticità che rendono totalmente inutilizzabile la piazza cittadina per quella che è la sua legittima vocazione. L’estesa pavimentazione carrabile e la carenza di aree verdi limita, da un lato, il comfort termico e ambientale amplificando l’effetto isola di calore, dall’altro, il benessere psicologico derivante dalla percezione della natura in ambiti urbani. In aggiunta, l’attuale impianto di illuminazione non è sufficiente a garantire nelle ore serali e notturne un adeguato comfort visivo. In sintesi, la piazza non è attualmente predisposta per mostrarsi come epicentro relazionale fruibile dalle persone, cittadini e turisti che siano, allontanandosi dal concetto di “agorà” e abbracciando quello meno nobile di “parcheggio”. Una piazza così strutturata non è in alcun modo in grado di accrescere o trasmettere i forti valori identitari di Velletri tra i cittadini, né di presentarsi come piacevole esperienza di visita per il visitatore.</p>
<p>Viste le premesse e lo stato dell’attuale piazza Cairoli e indirizzato da logiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, il progetto messo a punto ha l’intenzione di riconfigurare lo spazio, amplificando la dimensione umana in luogo di quella veicolare: mentre l’attuale piazza è strutturata come un anonimo parcheggio, uno spazio vuoto sul quale si affacciano potenziali locali oggi in disuso e poche attività commerciali (alcune delle quali senza alcun valore di interesse per i visitatori), il progetto ha l’obiettivo di ribaltare tale prospettiva, ricomponendo il quadro storico, rimettendo al centro le persone e la socialità e proponendo un luogo in grado di veicolare le relazioni interpersonali e la trasmissione dei valori identitari. Si è pensato di conseguire questo risultato per mezzo di quello che potrebbe essere immaginato come un ritorno al passato, anelando un “rallentamento” delle dinamiche e degli usi contemporanei e trasformando quello che oggi è un “non-luogo di passaggio” in quello che sarà un “luogo dello stare”. Il progetto si sviluppa lungo la naturale assialità Est-Ovest della piazza, ricongiungendo i due fuochi di interesse rappresentati ad Ovest dalla Chiesa di Santa Maria del Trivio con la sua Torre e ad Est dalla seicentesca fontana attribuita all’architetto Giovan Battista Rainaldi: tale asse centrale viene attrezzato mediante arredi urbani disegnati ad hoc ed aree verdi con alberature. Nello specifico, l’adozione di un sistema costruttivo molto semplice, declinato in una varietà di soluzioni diverse tra loro, ha consentito di dotare la nuova piazza di una serie di arredi in grado di assolvere a differenti funzioni e di soddisfare le esigenze del visitatore, quanto del cittadino: sedute classiche, sedute ergonomiche, schienali bifronte, tavolini, rack per la mobilità leggera, pannelli informativi in grado di narrare la memoria storica e valorizzare il patrimonio storico residuo.</p>
<p>Gruppo di lavoro:</p>
<p>Arch. Elisa Cencioni</p>
<p>Arch. Desiré Agostini</p>
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